«Significa prima di tutto uguaglianza e pari opportunità». È così che Maria Pina Casula, segretaria generale regionale UISP Sardegna e componente del coordinamento del Forum del Terzo Settore, definisce il risultato raggiunto in Sardegna sul certificato medico sportivo per i minori diventato gratuito. Un provvedimento che interviene su uno degli ostacoli concreti all’accesso alla pratica sportiva e che, per la UISP, rappresenta soprattutto una misura di equità e prevenzione.
«Sappiamo quanto sia importante per i bambini e ragazzi praticare sport, non solo per i benefici psico-fisici che genera, ma per il valore educativo e sociale che è intrinseco e che determina vantaggi per l’intera società».
C’è, spiega Casula, anche un legame molto forte tra abbandono scolastico e abbandono sportivo: «La Sardegna, purtroppo, ha un triste primato nell’abbandono scolastico. La funzione sociale e educativa dello sport è fondamentale».
Il tema assume un peso ancora maggiore in un contesto regionale segnato dalla diminuzione della natalità e dalla crescita della povertà: «Raggiungendo record negativi mai visti prima, la Sardegna è costretta a essere una delle regioni più “vecchie” e la povertà assoluta cresce. Aumenta il numero delle famiglie che non possono sostenere i costi per attività di svago e sport per i propri figli e le famiglie più penalizzate sono proprio quelle che hanno più figli e che, al contrario, dovrebbero essere maggiormente sostenute».
In questo quadro, il certificato medico può diventare il primo ostacolo. «Rappresenta il primo ostacolo all’accesso alla pratica sportiva dei minori. E per molte famiglie è un ostacolo insormontabile». Da qui l’importanza dell’intervento pubblico: «Una Regione che si fa carico di questo costo, come già altre lo hanno fatto in Italia, è una Regione consapevole che sostiene i minori e le famiglie e investe nella prevenzione. Una prevenzione che non è solo sanitaria ma anche sociale».
La UISP, sottolinea Casula, parte da una storia e da una missione precise: «È sempre stata attenta al tema dell’accessibilità alla pratica sportiva, facciamo Sport per tutti, ce lo abbiamo nel DNA e nello Statuto». Attraverso la collaborazione con i servizi sociali di diversi Comuni dell’isola e con altre organizzazioni del Terzo Settore, sono stati promossi "progetti gratuiti o a costi contenuti garantendo la più ampia partecipazione alle attività".
Sul certificato medico, però, l’associazione non poteva intervenire direttamente: «I bambini e le bambine che venivano accolti gratuitamente alle attività dovevano arrivare già con il certificato medico per attività sportiva non agonistica, che è la certificazione medica prevista dalla legge. Per un’associazione sportiva il certificato medico è obbligatorio anche per la partecipazione ai centri estivi multisport».
La UISP ha quindi deciso di portare avanti una campagna di sensibilizzazione, trovando nel Forum del Terzo Settore Sardegna uno dei principali strumenti per farlo: «È l’organizzazione maggiormente rappresentativa delle organizzazioni di Terzo Settore all’interno del quale la forte sensibilità e la conoscenza delle problematiche sociali ha permesso di affrontare il tema con competenza, sposando una battaglia che è comune: la tutela dei diritti per tutti con un’attenzione rivolta soprattutto alle categorie più fragili, dando voce a chi non ha voce. E sappiamo bene che i minori spesso sono quelli meno “ascoltati”».
L’altro strumento è stato il progetto nazionale Transport: «Ci ha consentito di realizzare dei living lab sul territorio regionale coinvolgendo amministratori pubblici, Asl e rappresentanti di diverse organizzazioni». La finalità del progetto è stata quella di "supportare i processi di coesione sociale, rigenerazione e sviluppo sostenibile attraverso la transizione sportiva". Un concetto che, spiega Casula: «Vede il ribaltamento della prospettiva sportiva, attraverso una maggiore consapevolezza e un maggior peso dello sport di base e di comunità».
L’obiettivo è promuovere il cosiddetto mainstreaming sportivo, "un processo per qualificare lo sport in politica pubblica e strumento strategico a sostegno dei processi finalizzati alla promozione sociale, alla tutela della salute, allo sviluppo sostenibile e alla crescita economica, con particolare attenzione per i contesti territoriali più svantaggiati come, ad esempio, le “periferie” delle città e le “aree interne”".
Ed è proprio dal living lab regionale che è emersa una possibile risposta a un problema concreto: «È emersa una possibile soluzione, la gratuità della certificazione medica per lo sport non agonistico, a un problema molto sentito: la disuguaglianza nell’accesso ai servizi di primaria importanza. E il risultato è stato il frutto di un lavoro di squadra condiviso».
Il costo della certificazione, come spiega Casula, discrimina soprattutto i minori che vivono in contesti già deprivati da un punto di vista economico, sociale, educativo. I dati, sottolinea, raccontano di un’Italia sempre più povera economicamente e dal punto di vista educativo, con sempre più minori che hanno meno accesso alla pratica sportiva e su questo incide sicuramente la condizione economica della famiglia.
La Sardegna aveva già previsto la gratuità della certificazione medico-sportiva agonistica per i minori. Per la UISP, però, questa distinzione rappresentava una disparità: «Intanto perché chi arriva a fare attività agonistica, avendo già avuto accesso all’attività di base, probabilmente non si trova in una situazione di discriminazione, e, in secondo luogo, perché lo sport non agonistico non può essere discriminato rispetto a quello di alta prestazione in quanto è proprio lo sport di base che, coinvolgendo la gran parte della popolazione attiva, ha una maggiore capacità di incidenza sulla società».
Un principio che trova, ricorda Casula, un riferimento anche nella Costituzione: «La Repubblica garantisce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme».
Il risultato, dunque, viene letto come il frutto di una rete ampia: «È il frutto di un grande lavoro di squadra, di una riflessione e condivisione nata all’interno di un grande contenitore che è il Forum Terzo Settore Sardegna, di cui la UISP fa parte».
Un luogo che, secondo Maria Pina, "è un luogo di osservazione e analisi della società, di confronto e discussione, di approfondimento e soprattutto di proposta di soluzioni per bisogni emergenti".
In questo contesto, quindi:«La UISP ha potuto portare un’istanza che è appunto il concetto di transizione sportiva e attraverso la condivisione di un problema si è discusso cercando di trasformare il problema riconducibile allo sport e all’attività fisica in soluzione».
La certificazione medica gratuita per l’attività sportiva non agonistica dei minori diventa così opportunità per il miglioramento dei livelli di “benessere sociale” delle persone.
«Siamo soddisfatti dell’attenzione con cui la politica ha accolto la nostra istanza», conclude Casula. Ma il lavoro, secondo la UISP, non è finito: «Il prossimo passo importante dovrà essere quello di garantire questo diritto attraverso l’inserimento nei LEA, ovvero riconosciuto come prestazione che il Servizio Sanitario garantisce a tutti i cittadini, in condizioni di equità e universalità».